mercoledì 10 agosto 2016

venerdì 29 luglio 2016

Il primo

Il primo tuo compleanno senza di te ha un sapore più dolce di quello che entrambi sapevamo essere il tuo ultimo compleanno in questa dimensione (e tutte le volte in cui parlavamo sembrava quasi che ci rubassimo il fiato a vicenda).

Sai, Papà, l'altro ieri siamo andati a Lisbona, abbiamo vinto contro il Benfica e siamo tornati a casa.

Avrei voluto dirtelo e, in un modo o nell'altro, te l'ho detto prima di andare a dormire. Hai presente quando spengo la luce, metto la testa sul cuscino, scaglio un bacio verso il cielo e ti racconto le cose? Ecco.

Avrei voluto anche dirti che, finita la partita, ho avuto l'impressione che i Ragazzi di Superga si alzassero in piedi e si sgranchissero le gambe, che uscissero per un momento dalla loro Storia, che è diventata la Nostra Storia, e dicessero tutti in coro: "Si! Può! Fare!" (cit.)

Avrei voluto dirti che durante la partita ho litigato tre volte con Davide e che in alcuni momenti mi ricorda te.

Avrei voluto dirti che Giulia si è completamente disinteressata alla questione e che, tuttavia, ieri mi ha chiesto del Toro.

Avrei voluto dirti che essere del Toro è proprio bello.

Tu avresti detto: "Oh, già!"

E dal momento che ti ho detto comunque tutte queste cose e che tu mi hai risposto a modo tuo (*)... be', Papà: buon compleanno e grazie per avermi dato l'opportunità di esistere.

Ti voglio bene per sempre.

Tua,

Tota

* * * * * * * * * * *

(*) Ieri entrando in ufficio, schifata da tante piccinerie di cui ero appena stata testimone, ho sentito - inconfondibile - il tuo profumo ed è stata Vita.

domenica 24 luglio 2016

Robert: le foto

Ma sì, dai... tanto me ne hanno già fregata qualcuna omettendo - surprise, surprise! - qualsiasi dettaglio riguardantemi.

La mia Felicità rimane intatta.

Così come la mia Fortuna.

Buona visione.



























"Ooooh, so good!" (cit. The Ocean)

* * * * * * * * * * *

Il 24 luglio di trentanove anni fa i Led Zeppelin si esibirono all'Alameda County Coliseum di Oakland; la data successiva sarebbe stata il 30 luglio a New Orleans, ma il tour venne interrotto a causa dell'improvvisa morte di Karac Plant, il figlio più piccolo di Robert.

I Led Zeppelin sarebbero tornati a suonare di nuovo insieme il 23 luglio 1979, due anni dopo.

Scrivo mentre ascolto in cuffia il concerto di Oakland: erano in grande forma. Davvero.

Mi vien da dire che non bisogna mai dare per scontata la Vita.

Mai.

Io non dimenticherò tanto facilmente il concerto di Percy... e perché mai dovrei? Mi ha fatto fare pace con una quintalata di fantasmi: ooooh, so good...




giovedì 21 luglio 2016

Robert.

Suppergiù metà marzo

- Ciao, Baby, ti disturbo?
- Ciao, Babe, no, figurati...

Una delle tante telefonate in pausa pranzo. Mi racconta dei prossimi concerti a cui assisterà.

- ...e poi a luglio vado a vedere Robert Plant ad Assago.
- Dai! Voglio venire anche io. Posso venire anche io? Posso? Eh? Mi porti?
- Sì, dai... prendo il biglietto anche per te, allora.
- Madoi!!! Grazie! Graziegraziegrazie!


Nelle settimane a seguire

Prenotiamo l'hotel in cui dormire dopo il concerto, iniziamo a dare un'occhiata ai treni, ci vediamo per la consegna del biglietto e dal momento in cui il cartoncino giallo entra in mio possesso divento ancora più compulsivo-ossessiva del solito: controllo che sia al suo posto un'undicina di volte al giorno.
Ogni tanto me ne dimentico, ma aprendo il portafoglio un angolino giallo occhieggia e mi fa da memento.

Speriamo che non succeda nulla di strano nel frattempo, speriamo che vada tutto bene, speriamo che il 20 luglio arrivi presto, speriamo di poterlo raccontare, speriamo un sacco di cose.

Cose che racchiudono quarant'anni di amore e odio per Robert Anthony Plant aka Percy.

Odio infinito per le stronzate che di quando in quando scaraventa nel mondo tramite interviste, amore infinito per le emozioni che mi regala ogni stramaledetta fottuta volta in cui lo ascolto cantare.

Il pacco? I riccioli? Sovrastrutture.

La sua voce, quella cazzo di VOCE.

Forse il Blues è stato inventato (anche) perché quella voce potesse venire al mondo.


Una sera al pub, credo intorno alla fine di maggio

Paolo (Baby), Sara e io (Babe).

- Hey, Baby, inizia a mancare poco al concerto di Percy!
- Babe, poco? Due mesi!
- No, scusate... che cosa avete detto?

Questa è la domanda di Sara.

- Vieni anche tu?

Questa è la mia risposta.

Il giorno dopo Sara compra il biglietto, il giorno dopo saremo in tre a proiettarci verso un concerto che è solo un concerto ma non è solo un concerto.
Anche Sara prenota l'hotel: non ci rimane che aspettare.


Un'altra sera al pub, poco dopo la metà di giugno

Baby e Babe vanno al pub e decidono di iniziare a guardare gli orari dei treni.

Decidiamo quali treni prendere e, ovviamente, la app di Trenitalia si impalla in continuazione.

Salgono santi e cherubini dalle ugole ai cieli e, dopo innumerevoli tentativi, anche i biglietti del treno sono in saccoccia.

C'è solo da aspettare.

Il senso dell'attesa è come una sorta di settimo senso: ottenebra o esalta a seconda dei casi; nel nostro caso si trattava di pura esaltazione.


Il giorno prima

- Domani è domani.

Continuavo a ripeterlo ad ogni istante a voce alta con chiunque mi capitasse a tiro.

È importante sapere di avere un domani, è tanto importante... ora più che mai per motivi miei personali che non sto a raccontare perché strettamente interlacciati con un'attesa ottenebrante...

Ci sono momenti in cui è necessario essere forti, essere fermi, essere saldi, usare tutte le forze a disposizione e anche qualcuna in più per conservare la propria integrità, per non venire schiacciati, per trovare ancora un senso, per... ooooooooh, eccheccazzo: "Domani è domani: vado al concerto di Robert Plant!".


Venti luglio duemilasedici

Il caldo porco è più suino del solito, ma con britannica disinvoltura mi dirigo verso Porta Susa completamente vestita di nero.

Sulla t-shirt campeggia il simbolo
perché vado a vederesentire Robert ma il mio Jimmy viene con me.

Saliamo sul treno, che porta un ritardo di tot minuti (ma va là?), durante il viaggio ridiamo molto, arriviamo a Milano, prendiamo la metro, arriviamo ad Assago, ci sistemiamo in hotel e poi inizia l'avventura.

Ceniamo - in verità io spilucco un tiramisù e basta perché ho lo stomaco stretto per l'emozione - e poi si va verso l'ingresso. Controllo borse, strappo biglietto, ci mettiamo qui? No, magari ci mettiamo lì, sì, dai, lì è perfetto.


Siamo a 10-15 metri dal palco, ho la macchina fotografica nuova, non la conosco ancora bene, spero di riuscire a fotografarLO decentemente, spero che non mi parta un ignobile loop di pensieri del tipo "peròcazzoperchèèmortobonzononègiustoperòpotrestitrovareunaccordoconJimmyJonesyeJasonefarecose", spero che 'ste stramaledette zanzare decidano di togliere il disturbo, spero che... oh, cazzo, eccolo! Eccolo lì! Ma allora è vero!!!


Oh, Robert... il tempo non è stato per nulla gentile con il tuo bel volto, ma non ha potuto far nulla per toccare la tua voce e nel giro di due o tre brani, durante i quali ogni tanto stenti qua e là, quel suono, quel SUONO tutto tuo, tutto mio, tutto nostro, diventa velluto, fuoco, pioggia, brezza, e quando arriva il momento di Babe, I'm Gonna Leave You sei pienamente padrone di te e di - per me - quarant'anni di emozioni.

Forse - penso, ascoltandoti - sei più Golden God oggi di allora.

Forse.

Non lo so.

Chissenefrega.

Ti diverti, Percy.

Si vede in ogni tua mossa NON studiata, si vede in ogni tua mossa TOTALMENTE studiata, si vede da quando strizzi gli occhi per raggiungere una nota più acuta delle altre, si vede dai tuoi sorrisi.

Anche io sorrido, sorrido tanto, sorrido soprattutto quando Giulia mi scrive: "Mi dispiace, biondina, la gara la vince la mamma :)"... un punto a favore per il mio orgoglio di ricciuta, un momento di tenerezza mentre sto realizzando un mio sogno.

Ma come?!? Sto a leggere i messaggi sul cellulare durante il concerto del Golden God?!?

Sì.

Mi sarebbe parso brutto non condividere un momento così IMPORTANTE per me con le persone che amo.

E tu canti.

Continui a cantare, a saltare, a giochicchiare con tamburelli di varie fogge, a sorridere.

Da un lato vorrei che questo concerto non finisse mai, dall'altro non vedo l'ora che finisca per poterlo rivedere e risentire dentro di me migliaia di altre volte e per ricordarmi della mia felicità nel momento in cui il concerto si svolgeva.

Amo ricordare i ricordi belli: mi mettono di fronte a momenti felici quando essere felice diventa difficile.

È come fare scorta di cibo per l'inverno.

E poi il concerto finisce, finisce per davvero.

Paolo, Sara e io ci abbracciamo felici e poi facciamo un po' i pirla.

Ci avviamo verso l'uscita e non riusciamo a dire altro se non: "BRAVO, porco dirigibile, CHE BRAVO!"

Ci sono momenti in cui tutto sembra avere un senso e allora mi lascio andare (anche) a questa emozione: eccheccazzo, non posso essere sempresempresempre ipercontrollata e padrona di me e delle mie emozioni

Mi volto per un attimo a guardare il palco con le luci spente e poi scrollo le spalle, felice.

Poco più in là in cielo c'è Lei.


Ci sono momenti in cui tutto sembra avere un senso.

* * * * * * * * * * *

La scaletta del concerto di Robert Plant and the Sensational Space Shifters del venti luglio duemilasedici:

- Turn It Up
- Black Dog
- Rainbow
- What Is and What Should Never Be
- No Place To Go / Dazed and Confused
- All the King's Horses
- Babe, I'm Gonna Leave You
- Unknown (hanno improvvisato di bbbrutto)
- Funny In My Mind (I Believe I'm Fixin' to Die)
- I Just Want to Make Love to You / Whole Lotta Love / Hey Bo Diddley
Encore
- Rock and Roll
- Going to California

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Foto fatte da me.

Io c'ero.

Finalmente.

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Un ringraziamento ENORME a Paolo e Sara, che hanno condiviso tutto questo con me.

giovedì 7 luglio 2016

Vado in tour

Magone
A volte vengo sognata.

Stanotte ti ho sognato Silvia.
Eravamo a cena e tu eri raggiante perché eri entrata a far parte di una band :D
Un gruppo importante dell'underground musicale.
La prima esibizione pubblica sarebbe stata il prossimo 14 febbraio (!) e nella primavera estate avreste suonato su un'isola nordica dove si svolge non so quale fastival di voi gente importante della musica dell'underground.
Tutto questo me lo dicevi mentre mangiavamo (non ricordo cosa) in un ristorante di stile un po' vechiotto, tipo anni '70, e a tavola con noi c'era un bambino, con capelli e occhi molto chiari, il visino lentigginoso, e silenzioso come un topolino. Mi hai detto essere il figlio di una tua cara amica che molto spesso lo affida a te.
E niente, tuttecose in questi sogni :)

Questo mi racconta Tiziana.

A volte vengo sognata e allora posso azzardarmi a pensare che un giorno tornerò a suonare le mie guitarre. ***

E il magone un po' se ne va (mica posso portarmelo in tour, che diamine...).

Grazie, Tiziana, per avermi sognato, per avermi sognato così, per sapere ancora sognare, per sapermi.





*** Never explain never complain, tanto chi vuole capire capisce e chi vuole sognare lo fa e poi me lo dice e poi io sono contenta e inoltre mi passa un po' la paura.

mercoledì 25 maggio 2016

Blues

"Quando te ne vai?", chiedevo due anni e mezzo fa.
La risposta è: oggi.
Un po' di gratitudine c'è, il resto è troppo torbido per essere espresso senza cadere in trivialità poco consone alla mia persona (disse colei che una volta, prima di un derby vinto, vinto giusto lo scorso anno, abbracciò felice un amico - finalmente conosciuto di persona - facendo rombare un bestemmione per tutto l'universo.).
Ciao, dunque, ciao ciao ciao.

Papà ne sarebbe stato felice quanto me e parlandone avremmo fatto un po' gli scemi al telefono.

Voltiamo pagina, dunque.

Con incertezza e pensieri foschi, pensieri - lo ammetto - legati a vicende che non si intrecciano con il football ma con la vera vita e anche - soprattutto - con la vera morte.

Spero di ritrovare un po' di Toro.

Oh, vabbe'... non faccio così tanta fatica a trovare e ritrovare il Toro quando muore.

Il Toro muore mille volte? Il Toro rinasce mille e una volte.

Sic et simpliciter.

Mi accontento di poco, io (hahahahahahahahahahaha!!!).

Come dicevo altrove... sono felice ma anche no: dura la vita di chi è stato scelto dal Toro e dal blues.

Durissima.

E non farei cambio con nessun'altra realtà.

Felice vita, felice ascolto, felici lacrime: l'augurio migliore che posso fare a me e a coloro a cui voglio bene.

Blues Jam

lunedì 16 maggio 2016

Non vedevo l'ora

Non vedevo l'ora che arrivasse di nuovo il Sedicimaggio, non vedevo l'ora... poi c'è stata Empoli-Nonsobeneche e mi è passata tutta la poesia.

Tuttavia, al mio risveglio questa mattina, ho deciso che avrei vissuto intimamente la gioia del ricordo di quel giorno di quarant'anni fa lasciando le giaculatorie ad altri momenti.

Volevo stare molto in silenzio, soprattutto per incoraggiare la mia testolina a tacere per qualche attimo.

E poi è successo.

È successo che un amico mi ha mandato una foto di tanto tempo fa.

Undici uomini in pantaloncini corti.

Nella fila di quelli accovacciati, il secondo da sinistra: Papà.

Bello come la Pioggia, sereno come la Luna, sorridente come la Vita (perché la Vita sorride, anche quando è bastarda).

Ho quasi avuto le vertigini e poi ho sentito un suono strano dentro di me.

Ho sentito una specie di 'crack'.

Lo stesso suono che fanno le uova quando vengono perforate da un cucciolo che si fa strada per venire al mondo.

Il cucciolo sono io.

Io.

Io che, nel momento in cui Papà si è ammalato, ho scelto di mettere in stasi le emozioni, di controllarle per non cedere sotto un peso che avrebbe potuto schiantarmi.

Le ho prese tutte, le mie emozioni, e le ho messe dentro ad un uovo, in compagnia di tutte le lacrime che non ho sfogato fin qui.

Forse oggi si stanno aprendo piccole brecce nel guscio di quell'uovo... forse oggi è il giorno tanto temuto in cui non riuscirò a contenermi britannicamente... forse oggi è il giorno in cui tutte 'ste lacrime inizieranno il loro viaggio verso il mondo esterno... forse oggi è il giorno in cui rinasco un po'.

Se il Sedicimaggio di quarant'anni fa mi avessero detto che quattro decenni dopo avrei voluto vivere questo anniversario così speciale non dicendo una singola parola in merito alla Beatitudine, avrei pronunciato la mia prima bestemmia.

Nessuno me lo disse: io di quel giorno ricordo gli abbracci, i sorrisi, la gioia, le parole smozzicate, le lacrime, la sensazione di far parte di qualcosa di così grande da non poter essere definito.

E di questo giorno, di oggi, ricorderò sempre di aver fatto il primo passo per lasciar andare tutta la tensione accumulata fin qui.

Ben vengano le lacrime, dunque, finalmente.

Sì, lo so, Papà... se tu mi leggessi adesso mi diresti: "Posso darti un consiglio? Mollala un po' con le lacrime... fai venire la pecòla..."

E allora sai che cosa faccio? Piango. Così magari mi telefoni e mi maltratti-al-miele come SOLO tu sapevi fare.

Però non mi telefonerai, mannaggia... mi manchi così tanto che a volte mi si mozza il fiato.

Grazie per avermi portato in spalla la sera dopo lo Scudetto mentre eravamo a Superga, grazie per avermi portato in spalla sempre, anche quando ti ero insopportabile ma l'amore, il TUO amore, ti rendeva le spalle così larghe da superare qualunque cosa, anche quella di avere una figlia con un carattere identico al tuo, che definire 'complesso' pare quasi una battuta mal riuscita.

E questo è quanto.

Lo Scudetto del Toro, quel Sedicimaggio là, è qualcosa che va al di là della castrante partita di sabato (tralasciando di parlare di tutto il campionato appena finito, che ha consumato qualsiasi ragionevole forza).

Sono felice di avere imparato a mettere il fieno in cascina per i tempi più duri: almeno ORA posso provare ad accomodarmi su di esso e a guardare il cielo.

So che ti vedrò in tutto ciò che mi hai insegnato: il Toro, le stelle, le nuvole, me.

Grazie, Papà: forza Toro.